Singled out

Uno dei libri più interessanti uscito sulle donne negli ultimi anni, purtroppo mai tradotto in italiano.
Singled out racconta di donne che hanno dimostrato, partendo da una necessità in seguito al dramma della Grande Guerra, che si può essere libere e felici senza uomini, matrimonio e figli, che si possono fare mille altre cose ben più interessanti e essere gratificate.
“Singled Out: How Two Million Women Survived
Without Men after the First World War”,
di Virginia Nicholson, Viking Press 2007.
In questo libro Virginia Nicholson (nipote della pittrice Vanessa Bell e pronipote di Virginia Woolf) descrive gli effetti dell’uccisione di circa 700.000 uomini durante la prima guerra mondiale sulla vita delle donne negli anni Venti e Trenta in Inghilterra. Nel 1917, la preside della scuola per ragazze di Bournemouth radunò le allieve in assemblea e annunciò: “Devo informarvi su un fatto terribile. Solo una su dieci di voi ragazze può sperare di sposarsi”. Questa generazione “sfortunata”, continuò l’insegnante, era stata in gran parte privata dalla guerra “della sua normale possibilità di matrimonio e maternità”. La previsione si rivelò esatta con il censimento del 1921: c’erano oltre due milioni di donne “in soprannumero”. Una nuova realtà demografica che suscitò subito l’ostilità e la paura degli uomini. “Le donne superflue – scrisse il “Daily Mail” – sono un disastro per la razza umana”. Queste donne non sposate e indipendenti, le “Surplus Women”, furono accusate di essere delle “sanguisughe” che “rubavano il lavoro” ai soldati smobilitati. Venivano schernite per aver formato “incomplete amicizie femminili” e sbeffeggiate perchè riversavano affetto su cani, gatti e altri animali domestici. Gli psicologi sessuali dichiararono queste donne “innaturali”. I politici proposero di deportarle nelle colonie, dove invece c’era un eccesso di maschi. L’editoria commerciale produsse per loro manuali che si intitolavano “Sex Philosophy for the Bachelor Girl”, oppure “Live Alone and Like It”. L’autrice, in questa sua ricerca che è la prima del genere, analizza come le donne di questa generazione resistettero alla denigrazione contro la Surplus Woman e vissero la loro “sopravvivenza” come una possibilità di realizzazione, utilizzando appieno i loro talenti e aprendo nuove dimensioni di vita per tutte. Fra gli esempi citati da Nicholson c’è Gertrude Caton-Thompson, famosa archeologa: dopo la morte in guerra dell’uomo che avrebbe dovuto sposare, si iscrisse all’University College di Londra, imparò l’arabo e studiò preistoria africana, scoprendo poi i siti neolitici di Malta, Sudafrica, Arabia ed Egitto. Altre “donne superflue” diventarono eminenti esploratrici, entomologhe, ingegnere, mediche, alpiniste, finanziere, oppure professioniste, imprenditrici, politiche, trasformatrici sociali, insegnanti, operaie. Varie scrittrici, da Muriel Spark a Sylvia Townsend, demolirono nei loro romanzi lo stereotipo negativo delle “zitelle”. Winifred Holtby, nel suo saggio “Are Spinsters Frustrated?”, contrastò efficacemente i pregiudizi misogini. Florence White fondò nel 1935 la National Spinsters Pension Association, che si sviluppò in ben sedici sedi. Le donne si diffusero ovunque nel mercato del lavoro, associandosi. Getrude Maclean inventò una agenzia di lavori domestici a pagamento, chiamata “Universal Aunts”, specializzata soprattutto nella cura dei bambini (delle altre). Le lavoratrici non sposate spesso convivevano formando solidi legami e gruppi di amiche; portavano i pantaloni, andavano a ballare insieme. Ci fu una ondata di ”coming out” di donne lesbiche e di letteratura sull’argomento. Stralci di diari d’epoca, nella ricerca di Virginia Nicholson, dimostrano come questa generazione femminile fosse pienamente soddisfatta della propria esistenza e preferisse decisamente l’emancipazione, inizialmente provocata dal deficit demografico maschile causato dalla guerra, al ruolo tradizionale pre-bellico. Scriveva la maestra Madge Brigson: “E’ meglio sgobbare a scuola che vivere in una scatola di mattoni rossi con l’appellativo di signora… Voglio fare quello che desidero, e questo non significa che non voglio una storia d’amore”. La morale sessuale inglese, in questa fase, cominciò a cambiare irreversibilmente; proprio grazie alle Surplus Women, la prima generazione a provare che le donne possono sopravvivere senza uomini e senza matrimonio, assumendo il pieno controllo della propria vita.

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