La vie en rose

La vita di Edith Piaf, una delle massime artiste francesi, rivive in questo film, che ha fatto vincere alla bella Marion Cotillard, truccata in maniera perfetta, un meritato Oscar come migliore attrice protagonista.
La vicenda umana di Edith Piaf,  da un’infanzia che definire miserabile è dire poco emerse come cantante, salvo venire poi travolta da eccessi e drammi personali fino a morire prematuramente a nemmeno 48 anni, è una delle più tragiche mai raccontate.
Il film dà tutto molto per scontato, e non è facile orientarsi, anche se la parabola di una grande vittima come molti grandi di un vuoto nell’anima che la consumerà prematuramente è evidente. Un vuoto nell’anima che deriva da un’infanzia degna di Malot o di Dickens, dall’abbandono di una madre che tornerà solo per sfruttarla, da un padre lui stesso sfruttatore, dagli unici affetti nel bordello gestito dalla nonna, da un’adolescenza passata per strada, da drammi tra i quali spicca non ultima la morte dell’amato pugile Marcel Cerdan.
Il tutto condito dalle splendide canzoni di Edith, soprattutto l’ultima, Non je ne regrette rien, che accompagna gli ultimi momenti del film.  La vie en rose è la parabola del dramma dell’anima, che ti tende grande ma ti distrugge. In ogni caso un bel ritratto d’epoca.

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