La rosa bianca Sophie Scholl

Un film di impianto teatrale, molto parlato e recitato, con una sequenza d’azione all’inizio da manuale, che ricostruisce la storia di Sophie Scholl, ragazza tedesca studentessa universitaria, che durante la Seconda guerra mondiale pagò con la vita insieme al fratello e ad alcuni amici per aver distribuito dei volantini cosiddetti sovversivi nelle Università.
Un film ricco di passione civile e di coraggio: si ama Sophie, ci si affeziona a lei, e non si può non sottoscrivere ogni parola che dice. Un film che ricorda il coraggio della verità e delle proprie idee, contro una società disumana e spietata (terribile la battuta sulle ragazze che dovrebbero stare a casa a fare figli per Hitler, e che se sono bruttine avranno comunque uomini a loro disposizione, una visione delle donne ancora insita nei reazionari), non so quanto storicamente attendibile (Sophie fu torturata in carcere, questo ci viene risparmiato) ma che rimane nel cuore. Bello. E vedendolo, come non pensare alle Sophie Scholl iraniane, che hanno incontrato il suo stesso destino di morte e violenza per credere (giustamente) in un mondo che deve essere migliore.

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