Wojdan Shaherkani, Sarah Attar e le altre

Wojdan Shaherkani e Sarah Attar sono state le prime due donne saudite a partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012, la prima nel judo, con un apposito copricapo e la seconda negli 800 metri. Prima di partire sono state bollate come “prostitute” in un Paese in cui le donne devono velarsi completamente e non possono prendere nessuna decisione, nemmeno uscire di casa, senza l’assenso di un uomo.
Wojdan e Sarah non sono state le uniche due donne islamiche praticanti viste a queste Olimpiadi: c’è stata, e ha avuto qualche problema, la pesista egiziana Khalil Mahmoud Abir Abdelrahman, la baskettista del Qatar Amal Mohammed, l’atleta irachena Dana Abdul Razak, la squadra di atletica del Sudan, la nuotatrice del Qatar Nada Mohammed Arkaji, la crickettista pakistana Salma Bi, la nuotatrice del Bahrein Sara Alfaji, la schermitrice tunisina Sarra Besbes, la tiratrice iraniana Elahe Ahmadi, le boxeur afghane Shabnam e Sadaf Rahimi e le 34 atlete egiziane.
Nessuna di loro ha vinto niente, ma Pierre de Coubertin diceva che l’importante è partecipare: e la loro partecipazione non ha solo un valore sportivo, ma simbolico, per i diritti di tutte le donne, dei loro Paesi ma anche del nostro Occidente dove spread e precarietà vogliono ricacciare le donne nel Medio Evo.

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