Elisabetta II

Non doveva diventare regina, era la figlia del fratello cadetto, ma quando suo zio preferì l’amore per una pluridivorziata alla corona, il suo adorato papà diventò re e lei erede al trono, a cui è salita sessant’anni fa.
Ha fatto un matrimonio d’amore, messo al mondo quattro figli che le hanno creato intorno, insieme alla sorella, una telenovela che a confronto Dallas era niente, lanciato la moda dei cani carlini, litigato con Margaret Thatcher per i suoi piani d’austerità, portato abiti improbabili senza aver mai paura del ridicolo.
E oggi ci sono ragazzine punk che dicono La mia vita qui è con Bess io sono nata sotto di lei, i miei genitori sono nati e lei c’era già perché lei fa parte del suo Paese da oltre mezzo secolo. Elisabetta II ha saputo mettere insieme le fiabe monarchiche e la modernità e i suoi sudditi, anzi cittadini, la amano non soltanto perché costa meno che Napolitano & C a noi, ma perché ha detto e ripetuto che lei è la regina di tutti: dei reduci della guerra con le loro mogli che vanno a salutarla, sempre meno, quando c’è l’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, degli iman, rabbini, monaci buddisti, sacerdoti pagani e hindu che riceve periodicamente, dei gay che sono andati a renderle omaggio al Pride.

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